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egli ultimi anni si è discusso ampiamente di welfare contrattuale e degli strumenti grazie a cui attuarlo efficacemente. Di per sé, questa è già una buona notizia, perché indica un cambiamento di mentalità nel modo in cui il sistema economico italiano sta affrontando il benessere della forza lavoro.

Ma cos’è il welfare contrattuale e perché è così importante? Abbiamo tratteggiato una panoramica su questo argomento chiave, spiegando perché sempre più contrattazioni nazionali lo stanno includendo. Scopri quali sono i vantaggi offerti, come sfruttarlo al massimo con i fringe benefit e gli ultimi aggiornamenti sul CCNL metalmeccanici, il primo ad averlo reso obbligatorio.

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Cos’è il welfare contrattuale?

Iniziamo il nostro excursus con una definizione di welfare contrattuale. Da non confondersi con il welfare pubblico, ovvero il sistema di politiche statali mirate al benessere dei cittadini, è rappresentato da beni e servizi erogati dalle aziende ai dipendenti oltre al normale stipendio.  

Chiamato anche welfare negoziale, deve essere corrisposto obbligatoriamente dal datore di lavoro. Di fatto, è un contributo fisso da usare secondo le modalità presenti nel contratto per ottenere tutto ciò che serve per migliorare l'equilibrio tra vita privata e lavoro, come ad esempio:

  • buoni pasto;
  • buoni shopping;
  • voucher per il tempo libero; 
  • corsi formativi;
  • assistenza sanitaria integrativa;
  • rimborsi per l’asilo nido.

Si tratta di un welfare aziendale obbligatorio poiché previsto dal contratto collettivo nazionale di settore. Diversamente, ovvero quando non è presente nel CCNL, le aziende non sono tenute a concederlo (ad esempio, il CCNL commercio non ha welfare contrattuale). Come vedremo più avanti, però, ci sono molti buoni motivi per considerarlo anche quando non è incluso nell’accordo di categoria.

Come funziona il welfare contrattuale

Vediamo quindi come funziona il welfare contrattuale in busta paga. La condizione essenziale per l’erogazione è che sia stato introdotto o confermato dalle parti sociali nel CCNL di riferimento. In questo caso, l’azienda deve aggiungerlo alla retribuzione ordinaria.

Al momento solo una parte minoritaria dei contratti collettivi nazionali di lavoro lo prevede. La lista è però in aumento e, rinnovo dopo rinnovo, i sindacati stanno cercando di integrarlo nelle loro richieste alle organizzazioni che rappresentano le imprese.

Welfare aziendale e Fringe benefit: l’unione fa la forza

Per non incorrere in sanzioni, le aziende aderenti ai CCNL che prevedono il welfare contrattuale sono tenute a rispettare tutte le norme pattuite. L’accordo di settore di solito indica chiaramente non solo la quota da erogare, ma anche le tipologie di beni e servizi.

Tra questi ci sono anche i fringe benefit, uno strumento di welfare aziendale disciplinato dall’articolo 51 comma 3 del TUIR. Stiamo parlando ad esempio dei buoni shopping che i dipendenti possono usare per ottenere abbigliamento, accessori, prodotti per la casa, articoli per bambini, tecnologia e molto altro ancora.

I fringe benefit sono considerati un extra rispetto allo stipendio e per questo offrono condizioni agevolate. Sono infatti deducibili fino alla soglia massima concessa: per tutto il 2024 il limite è di 2.000 euro per i dipendenti con figli a carico e di 1.000 euro per il resto del personale. Considerando che nella maggior parte dei casi il welfare contrattuale 2024 non supera i 250 euro, significa che si possono dedurre completamente.

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I vantaggi del welfare contrattuale

Il welfare contrattuale potrebbe sembrare vantaggioso solo per i dipendenti, ma non è così. Certo, per il personale rappresenta una gratificazione che permette di aumentare il potere d’acquisto e alleggerire le spese di tutti i mesi. Di riflesso, questo aumenta la soddisfazione personale e lavorativa.

Non è certo un mistero: i dipendenti soddisfatti saranno più motivati e sereni anche sul posto di lavoro. E qui l’azienda ci guadagna in termini di fidelizzazione, efficienza, immagine e quindi produttività. E non solo: il welfare contrattuale può essere incrementato ulteriormente con un pacchetto aggiuntivo di benefit per attirare i migliori candidati in fase di recruiting.

Welfare CCNL metalmeccanici

Come abbiamo visto, non tutti i comparti produttivi italiani prevedono il welfare per contratto. Il primo settore a includerlo nell’accordo nazionale è stato uno dei più nutriti, ovvero il CCNL metalmeccanici. Forte di circa un milione e mezzo di lavoratori, non sorprende che già nel 2016 l’abbia inserito tra i diritti di ogni dipendente.

L’iniziale welfare contrattuale dei metalmeccanici prevedeva una quota di 100 euro all’anno per il 2017, da aumentare a 150 euro nel 2018 e infine a 200 euro nel 2019. La somma annuale di 200 euro è stata rinnovata nel 2021 e confermata fino al 30 giugno 2024.

Le scadenze welfare 200 euro metalmeccanici

In base a quanto siglato per il 2021-2024, il fondo welfare contrattuale del CCNL metalmeccanici prevede che le aziende corrispondano 200 euro entro il 1° giugno di ogni anno, da utilizzare prima del 31 maggio dell’anno seguente. Il buono welfare spetta a chi ha un contratto a tempo indeterminato o determinato, ma che abbia maturato almeno tre mesi di anzianità nel corso dell’anno.

Le novità 2024

Il CCNL metalmeccanici scade il 30 giugno 2024: cosa accadrà dopo? Mentre sono ancora in corso le trattative per il rinnovo triennale, auspicabilmente il welfare contrattuale verrà mantenuto e ulteriormente valorizzato. Le organizzazioni sindacali hanno infatti già manifestato l’intenzione di chiedere non solo un aumento delle retribuzioni e una diminuzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali, ma anche più strumenti per migliorare il work-life balance, proprio come i benefit.

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